IL SOCIAL “TIK TOK” E QUELL’ASSURDO “GIOCO” CHIAMATO “BLACK OUT CHALLENGE”

Un gioco assurdo, chiamato hanging challenge (o black out challenge) e che consiste in una sfida estrema in cui vince chi resiste più a lungo dopo essersi stretto una cintura attorno al collo, è costato la vita ad Antonella, una bambina palermitana di soli dieci anni. Secondo le prime ricostruzioni, la ragazzina aveva tre profili su Facebook e almeno due su “TikTok”, il social network in cui è andata in scena la folle sfida: gli inquirenti stanno cercando di capire se sia stata lei a creare le identità virtuali o se ci abbia pensato un adulto.

I FATTI. Ieri (21.01.21), la piccola Antonella si è chiusa in bagno e si è legata al collo una cintura che ha fissato al termosifone. Non si è resa conto che stava partecipando ad un gioco mortale. Il padre l’ha trovata cianotica e l’ha portata all’ospedale. Una drammatica corsa che non è servita a salvarla. Per troppo tempo l’ossigeno non è arrivato al cervello provocando danni irreversibili. Quando i medici hanno dichiarato la morte cerebrale i genitori della bambina, due operai che hanno un’altra figlia e un terza in arrivo, hanno acconsentito all’espianto degli organi. Le prime indagini sono state condotte dalla squadra mobile di Palermo che ha subito ipotizzato che l’adolescente avesse preso parte al ‘black out challenge’. Sulla vicenda sono state aperte due inchieste. Una coordinata dal procuratore dei minori Massimo Russo e dal sostituto Paola Caltabellotta e l’altra dal procuratore aggiunto della Procura presso il Tribunale Laura Vaccaro, che coordina le indagini sui reati di cui restano vittime le cosiddette fasce deboli. Se fosse dimostrato davvero che la bambina ha partecipato alla challenge, potrebbe essere configurata l’ipotesi dell’istigazione al suicidio. Sarebbe tutta da accertare, però, l’identità del responsabile del reato. Il telefonino di Antonella è stato sequestrato e sarà analizzato nelle prossime ore. Dalle prime testimonianze della famiglia, ancora sotto choc, è emerso che la piccola ha partecipato anche ad altre sfide sui social. 

LA NOSTRA INIZIATIVA. Da molto tempo, la nostra Associazione ha lanciato allarmi sui pericoli cui sono esposti gli adolescenti ma, ad oggi, siamo rimasti inascoltati. Il mondo virtuale aumenta in modo esponenziale i bisogni degli adolescenti come l’emulazione, la spettacolarizzazione e la ricerca del rischio.

A tal punto, presenteremo un esposto alle Procure che indagano sul caso e una segnalazione a tutte le Autorità preposte al controllo sui social network, in particolare quello denominato “Tik Tok” chiedendo un’approfondita verifica ed istruttoria circa le condizioni di utilizzo, l’accettazione dei termini di uso ed il consenso al trattamento dei dati personali (pur se, in questo caso, sarebbe più corretto parlare di “immagini personali”) rilasciato al momento dell’installazione di questo nuovo social network.  Il 22 dicembre 2020, il Garante della Privacy ha aperto un procedimento su “TikTok”, proprio in merito alla protezione dei minori. La piattaforma, pochi giorni dopo, ha messo una stretta ai profili degli ‘under 16’. Ma, ovviamente, non basta!

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