PRIVACY: CORTE DI GIUSTIZIA UE

I paesi dell’UE possono effettuare la trasmissione e la conservazione dei Dati Personali solo in presenza di una “grave minaccia alla sicurezza nazionale”. A dirlo è stata la Corte di Giustizia Europea, secondo cui tali pratiche svolte dalle Agenzie di Sicurezza dovrebbero essere “limitate a quanto strettamente necessario”. La Corte ha chiarito che a parte queste eccezioni, la pratica dei Paesi di obbligare i fornitori di servizi a curiosare sui dati delle comunicazioni viola la direttiva e Privacy del 2002 e rappresenta una “grave interferenza” con le protezioni delineate nella Carta dell’UE.

La Corte di Giustizia Europea ha anche avvertito che tali dati, raccolti nell’ambito di procedimenti penali raccolti in modi che violano il diritto dell’UE, non sono ammissibili nei processi. Quello che limita e rischia di depotenziare in sentenza della Corte è il fatto che la stessa ha chiarito che tocca agli stati la responsabilità di determinare le attività che costituiscono una minaccia alla sicurezza nazionale. Inoltre, gli strumenti di sorveglianza possono continuare ad essere applicati oltre un certo limite di tempo, qualora si ritenga che la minaccia persista: da una parte si chiude la porta alla raccolta indiscriminata dei Dati Personali, dall’altra si lascia aperta una finestra.

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